Quanto riescono davvero a risparmiare gli italiani?

Non è quanto guadagni, ma come spendi guida pratica al risparmio consapevole
I numeri raccontano un Paese che continua a mettere soldi da parte, ma il secondo sguardo rivela una differenza importante: risparmiare non significa avere tutti le stesse possibilità.
C’è chi controlla il saldo del conto corrente prima di concedersi una cena fuori e chi, ogni mese, riesce a spostare una parte dello stipendio su un conto deposito. Due abitudini diverse, accomunate dalla stessa domanda: quanto riusciamo davvero a risparmiare?
Quando si parla di italiani e risparmio, l’immagine è quella di un popolo prudente, legato alla sicurezza e poco incline a rischiare. Ma oggi voglio guardare oltre questa etichetta. Perché dietro una percentuale si nascondono scelte quotidiane, rinunce, progetti e possibilità che non sono uguali per tutti.

Il risparmio degli italiani, in numeri

Partiamo dai dati. Secondo l’Istat, nel 2025 la propensione al risparmio delle famiglie italiane si è attestata all’8,2% del reddito disponibile, in lieve calo rispetto all’8,3% del 2024.
Tradotto in un esempio semplice, significa che su 100 euro di reddito disponibile ne restano mediamente 8,20 destinati al risparmio, secondo la definizione statistica utilizzata. Non è una cifra da leggere come una regola valida per ogni stipendio: è un indicatore aggregato, che descrive il comportamento complessivo delle famiglie.
Il dato racconta anche un equilibrio delicato. Nel 2025 il reddito disponibile è cresciuto del 2,4%, ma la spesa per i consumi è aumentata del 2,5%. In altre parole, le entrate sono salite, ma le uscite sono cresciute un po’ di più.
È qui che il numero diventa interessante. Non basta guadagnare qualcosa in più per riuscire ad accantonarlo. Bisogna anche capire quanto costa mantenere lo stesso stile di vita.

Più persone risparmiano, ma perché?

Un altro dato aiuta a completare il quadro. L’Indagine sul risparmio 2025 di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi rileva che il 58% degli intervistati risparmia, il valore più alto degli ultimi vent’anni secondo la serie storica della ricerca.
La percentuale era del 56% nel 2024 e del 52% nel 2023. Il segnale è chiaro: mettere soldi da parte continua a essere una priorità per una quota importante degli italiani.
Ma c’è una distinzione che trovo ancora più interessante. Per il 36% degli intervistati, il risparmio serve soprattutto ad affrontare gli imprevisti. Tra i risparmiatori si rafforza anche la componente di chi accantona denaro per obiettivi precisi, come comprare casa, aiutare i figli o prepararsi alla pensione.
Sono due modi diversi di guardare allo stesso gesto. Da una parte c’è la necessità di proteggersi; dall’altra, la voglia di costruire qualcosa.
Personalmente, credo che questa differenza dica molto del nostro rapporto con il denaro. Risparmiare non significa sempre rinunciare al presente per paura del futuro. A volte significa proprio acquistare la libertà di scegliere quel futuro.

Il problema della media

Ecco il punto su cui vale la pena fermarsi. Una media può essere corretta e, allo stesso tempo, non descrivere la vita di moltissime persone.
Una famiglia con due redditi, una casa di proprietà e spese prevedibili può avere margini di risparmio molto diversi da quelli di un giovane che vive in affitto in una grande città, oppure di chi sostiene da solo le spese familiari.
Per questo eviterei di trasformare l’8,2% in un obiettivo universale. Non risparmiare quella quota non significa necessariamente essere poco attenti: potrebbe semplicemente voler dire avere meno margine tra entrate e uscite.
Anche la ricchezza complessiva va distinta dal risparmio mensile. Possedere una casa, avere investimenti o accumulare liquidità sono situazioni differenti. Si può avere un patrimonio importante ma poca disponibilità immediata, così come si può avere un reddito modesto e costruire gradualmente una riserva.
Il secondo sguardo, per me, comincia proprio qui: prima di confrontare quanto mettiamo da parte, dovremmo chiederci da quale punto partiamo.

Il risparmio è un po’ come allenarsi

C’è un parallelo che mi piace fare con lo sport. Quando guardiamo un atleta, spesso vediamo il risultato finale: il tempo sul cronometro, il record, la vittoria. Molto meno visibili sono gli allenamenti, la costanza e il lavoro quotidiano che hanno reso possibile quel risultato.
Con il risparmio succede qualcosa di simile. Ci concentriamo sulla cifra accumulata, ma tendiamo a sottovalutare il metodo che permette di arrivarci.
Anche una piccola somma, accantonata con regolarità quando le condizioni personali lo consentono, può diventare una riserva utile. Non serve trasformare ogni acquisto in un senso di colpa, né inseguire percentuali che funzionano per qualcun altro.
Può essere più utile conoscere le proprie spese, distinguere ciò che è necessario da ciò che è superfluo e stabilire un obiettivo concreto. E, soprattutto, ricordarsi che la capacità di risparmiare cambia nel tempo: una spesa imprevista, un nuovo lavoro o una fase diversa della vita possono modificare completamente gli equilibri.

Non conta solo quanto mettiamo da parte

Se dovessi scegliere un unico messaggio da portare a casa, non sarebbe una cifra. Sarebbe un cambio di prospettiva.
I dati mostrano che il risparmio rimane importante per gli italiani, ma raccontano anche quanto sia sottile il confine tra reddito, consumi e sicurezza economica. La vera differenza non è soltanto tra chi riesce a risparmiare molto e chi poco. È anche tra chi accumula senza sapere bene perché e chi dà una direzione ai propri soldi.
Io partirei da una domanda semplice: quella somma che cerco di mettere da parte ogni mese, a cosa dovrebbe servire davvero?
Perché il risparmio non è soltanto denaro fermo sul conto. È tempo guadagnato, possibilità future e, quando le cose si complicano, un po’ di tranquillità in più.
E forse il secondo sguardo è proprio questo: smettere di chiedersi quanto risparmiano gli altri e cominciare a capire quale margine di libertà possiamo costruire con le risorse che abbiamo.

Il secondo sguardo in una riga

La vera misura del risparmio non è soltanto quanto denaro accumuliamo, ma quanta libertà ci permette di conquistare.